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L’Ucraina ingannata

Fin dall’inizio della guerra l’atteggiamento dei paesi occidentali è stato caratterizzato da grandi promesse a parole, e altrettanto grandi tentennamenti nei fatti. Con il risultato che la guerra si protrae, la resistenza ucraina mostra segni di stanchezza e Putin gongola.

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Cinzia Sciuto

09 Luglio 2024

L’Ucraina ingannata

Toccherà dirselo molto chiaramente: l’Ucraina è stata ingannata. All’indomani dell’invasione da parte dell’esercito russo nel 2022 Zelensky ha ottenuto da tutto il mondo occidentale, Usa in testa, mirabolanti promesse di difesa contro l’invasore russo e, forte di questo sostegno, il popolo ucraino ha trovato il coraggio di resistere a un nemico molto più forte e disposto a tutto. Ma se qualcuno forte e potente promette a qualcuno piccolo e debole di difenderlo, si para davanti e lo protegge con tutte le sue capacità. Non lo manda avanti, dicendo: “vai vai, io ti seguo”. Salvo poi che quello si volta e non trova nessuno.
Martedì 8 luglio c’è stato uno dei bombardamenti più feroci dall’inizio della guerra: 37 morti, 170 feriti, 100 strutture danneggiate, tra cui ospedali pediatrici e ginecologici, centri commerciali, scuole, asili e case. Colpito in particolare l’ospedale Okhmatdyt di Kyjv, il più grande centro medico pediatrico dell’Ucraina. Un attacco che avrebbe potuto essere respinto se l’Ucraina disponesse di un sistema antiaereo più efficace.  Un sistema analogo a quello che difende Israele per esempio: ricordiamo tutti l’attacco iraniano avvenuto il 13-14 aprile scorso come rappresaglia per il bombardamento del Consolato iraniano a Damasco. In poche ore Teheran ha lanciato contro Israele più di 300 tra droni, missili balistici e da crociera, pressoché tutti intercettati dal sistema di difesa israeliano con il supporto diretto e concreto di forze Usa e britanniche. Niente di paragonabile al supporto fornito all’Ucraina.
Tutto è iniziato subito dopo il 24 febbraio 2022 con la discussione attorno alla “No fly zone”: non possiamo creare una No fly zone presidiata dalle forze Nato, si diceva, perché se poi un aereo russo vìola la No fly zone e un aereo Nato lo colpisce è la Terza guerra mondiale. È lì che già si intravedevano i primi segnali che avrebbero dovuto farci vanire qualche sospetto sulla reale volontà dei paesi occidentali di difendere l’Ucraina. Iniziare a mettere paletti e linee rosse di fronte a un nemico che palesemente, dichiaratamente, è disposto a tutto – ad oggi sono oltre mezzo milioni i soldati russi morti o feriti, una media di circa 500 uomini al giorno – significa di fatto lasciare la vittima con le armi spuntate.
L’argomento di voler evitare una “escalation” è – ed è sempre stato – privo di senso: fornire armi all’Ucraina – col contagocce e sempre in ritardo rispetto alle esigenze sul campo – poteva fin dal primo giorno essere considerato da Putin una “provocazione” che avrebbe potuto giustificare un attacco anche al di là dell’Ucraina. Da questo punto di vista, è lui che decide qual è la linea rossa, non noi.
La resistenza del popolo ucraino è stata esemplare, a tratti commovente. Ma dopo quasi tre anni di massacro i segni della stanchezza si fanno sentire. E anche quelli della delusione: la delusione di un popolo convinto di combattere per la propria libertà potendo contare sul sostegno di paesi ben più forti, e che oggi si sente abbandonato e ingannato.

CREDITI FOTO: Rocket attack by the Russian army in Kyiv, Ukraine – 08 Jul 2024. (Credit Image: © Sergei Chuzavkov/SOPA Images via ZUMA Press Wire/ANSA)

Cinzia Sciuto

Giornalista e saggista, direttrice di MicroMega.

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